Da Lucrezio all’Ecopoesia

Da Lucrezio all’Ecopoesia

Natura, Poesia ed Etica  nella letteratura italiana

Articolo di M. Ivana Trevisani Bach ( in italiano)

per una pubblicazione, su richiesta di
Animesh Roy,   Ph.D. Researcher, Rabindra Bharati University, Kolkata, India.  Guest Faculty, Department of English, Michael Madhusudan Memorial College, Durgapur, West Bengal, India.   Academic Counsellor, Department of English, Netaji Subhas Open University, Durgapur Government College Study Centre, West Bengal, India.

Abstract

Nella prima parte di questo articolo prendo in esame le radici culturali laiche e religiose della letteratura italiana sulla Natura attraverso le quali si è arrivati all’attuale genere letterario dell’Ecopoesia. La radice laica ha sicuramente la sua base nella filosofia greca, il cui pensiero, attraverso la scuola epicurea napoletana, venne recepito dai poeti latini Lucrezio e Virgilio. Lucrezio, in particolare, nel poema De rerum Natura, pose le basi di quella associazione fra scienza, etica e poesia che ancora oggi è un modello di riferimento letterario. Virgilio, con la raccolta poetica delle Bucoliche, fu fonte di ispirazione per quei poeti che, nei secoli, espressero nostalgia per un mondo di pace e di bellezza perduto e che cercarono nella Natura un rifugio e un conforto dello spirito. Infatti, l’Arcadia, luogo immaginario fuori dal tempo e dallo spazio dove Virgilio ambientò le Bucoliche, fu ideale luogo di ambientazione letteraria per molti poeti italiani. A questo indispensabile approfondimento delle opere dei padri della poesia italiana sulla Natura, segue un rapido excursus  storico-letterario nel quale ricordo i personaggi più significativi della cultura italiana del Medioevo, del Rinascimento e del Romanticismo con una speciale riflessione sul Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi e sulle opere di Giordano Bruno che generarono un insanabile conflitto ideologico con l’ortodossia della Chiesa.

Nella seconda parte viene presentato il “Manifesto Italiano di Ecopoesia” (2005). In particolare, vengono analizzate le peculiarità di contenuto e di forma espressiva, proposte dal gruppo culturale che ha pubblicato il Manifesto e le motivazioni che lo hanno fatto nascere. In questo contesto presento brevemente anche alcune mie iniziative per far conoscere l’Ecopoesia e per promuovere nuovi modelli di formazione, e non solo di informazione, presso le nuove generazioni con la speranza di preparare un futuro ecocompatibile.

Infine, parlo dei nuovi contenuti etici dell’Ecopoesia e suggerisco come questi possano costituire un punto d’incontro fra i due modelli culturali contrapposti : quello laico e quello cattolico. Il fondamento comune, è l’etica del rispetto: rispetto verso il prossimo umano,ma anche verso l’altro vivente, animale o pianta che sia, e, in generale, rispetto verso la nostra casa comune, la Terra. Questo principio, già presente nella filosofia illuminista laica della tolleranza, è anche implicito nel precetto cristiano dell’amore, come San Francesco seppe ben cogliere. Un’etica così estesa diventa contemporaneamente, e inevitabilmente, un’etica della Pace perché abitua alla tolleranza verso l’alterità, sia essa di cultura, di razza, di genere, o di specie.

 

Parole Chiave: Ecopoesia, Ecoetica, Religione, Laicità, Nature-writers, Deep-Ecologie, Bildungsroman, Lucrezio, Virgilio, San Francesco, Dante, Petrarca, Leonardo, Arcadia, Controriforma, Foscolo, Leopardi, Calvino, Zanzotto, S.Iovino, A.Re.

 

Introduzione

In Italia, qualsiasi nuovo genere letterario, quindi anche l’Ecopoesia, non può prescindere dall’importante cultura precedente che ne costituisce l’inevitabile humus sempre vivo e, talvolta, persino invadente. Le matrici di questa cultura sono due: quella laica e quella religiosa. A partire dall’avvento del Cristianesimo, queste due radici sono state, per molto tempo, in profondo conflitto fra loro.

  1. La matrice culturale laica

L’originaria matrice culturale laica italiana deriva dal mondo classico. In quella lontana realtà storica in cui era consentito lo schiavismo, e quindi non erano tutelati nemmeno i fondamentali diritti dell’uomo, il problema etico dei diritti degli animali e del loro sfruttamento certamente non si pose. E nemmeno quello dell’inquinamento ambientale essendo le popolazioni sparse in ampi territori con consuetudini di riciclo in agricoltura.

Perciò, la Natura, intesa come insieme di tutto ciò che nasce, cresce e muore, fu oggetto di speculazione filosofica, o di considerazione estetica. Raramente di valutazione etica. La questione dell’ontologia della Natura fu al centro di accese dispute intellettuali. Polemica che ebbe conseguenze importanti e permanenti nel pensiero occidentale per oltre due millenni.

Si delinearono, già a partire dalla cultura greca, i modelli di due visioni contrapposte:

  • una prettamente fisico-meccanicistica (Democrito, Epicuro) determinata dal fatto che si postulava la struttura  della materia come aggregazione di atomi
  • l’altra, più articolata perché frutto di diverse teorie, che prevedeva comunque una presenza del mondo metafisico in quello fisico. (Si pensi al mondo delle idee di Platone, al soffio vitale degli stoici, all’ipostasi dell’Uno di Plotino, ecc.)

I letterati latini furono influenzati prevalentemente dalla scuola epicurea napoletana. Lucrezio, in particolare, nel suo poema “De rerum natura“, espresse in versi la sua visione della Natura. Il primo libro del poema inizia con un inno a Venere intesa, non come vera divinità (gli epicurei ritenevano gli dei frutto della superstizione umana), ma come mitica personificazione della forza vivificatrice della Natura e immagine della sua bellezza. La novità della poesia di Lucrezio sta nei messaggi veicolati dai suoi versi. Perché Lucrezio non parla solamente con il lògos dei filosofi, ma anche con il “miele” delle Muse per far arrivare idee, informazioni scientifiche e, spesso, anche messaggi etici, mediante immagini e metafore poetiche di grande impatto emotivo. Per la prima volta, nei suoi versi, troviamo stabilmente coniugate la Poesia, la Natura e, in parte, l’Etica.  Ad esempio,

Nel bel mezzo di una dimostrazione sull’infinità dell’universo e sul moto degli atomi, Lucrezio inserisce alcuni versi di sublime liricità. Sono i versi in cui il poeta descrive il dolore di una mucca che cerca per boschi e prati, e infine dentro la stalla, il suo giovane vitello che gli uomini stanno macellando per un sacrificio religioso. La descrizione dettagliata della lunga e vana ricerca fa salire il pathos del lettore e lo coinvolge nella tragica scena fino a fargli capire quanto sia da condannare la pratica religiosa del sacrificio animale. Il disperato muggito di dolore della mucca risulta identico al grido di una madre umana a cui ammazzano il figlio.

Con pochi versi, Lucrezio ci coinvolge empaticamente mettendo sullo stesso piano il sentire umano con il sentire animale; unisce Uomo e Natura mediante la Poesia. Avrebbe potuto ottenere risultato più persuasivo con una dissertazione di condanna del barbaro sacrificio degli animali, o con una trattazione logico-filosofica sull’uguaglianza dei viventi? Certamente no.

Il genere letterario di cui parlerò, l’Ecopoesia, si muove seguendo un po’ la tecnica espressiva di Lucrezio: usare la potenza suggestiva della Poesia per trasmettere messaggi. Dopo 2000 anni! Naturalmente sono cambiati i messaggi. Quali sono i messaggi di oggi?

  • Evidenziare la nostra responsabilità nell’attuale crisi ambientale e promuovere la cultura del rispetto verso tutti i viventi (per analogia si diffonderebbe l’etica del rispetto verso gli altri popoli e le diverse culture e, quindi, anche un’etica della Pace).
  • Stimolare azioni efficaci per la soluzione di tali problemi.

Anche l’altro grande poeta latino, Virgilio, subì l’influenza dei precetti appresi dalla scuola epicurea di Napoli. I suoi primi componimenti poetici furono: le Bucoliche un insieme di “poesie scelte” (Ecloghe) in cui Virgilio esaltò la serenità e la pace della vita in campagna e il senso profondo dell’amicizia che vi regna, in contrapposizione con la realtà violenta della società civile del suo tempo. La Natura e la Poesia diventano rifugio, conforto dello spirito e nostalgia per un mondo perduto.

La maggior parte delle Ecloghe è ambientata in Arcadia (una regione montuosa all’interno del Peloponneso). Arcadia, scelta da allora, e successivamente nella cultura occidentale, come paesaggio emblematico della poesia pastorale, dell’amore e della pace. Un paesaggio ideale senza tempo e senza storia.

  1. La matrice culturale Cristiana e il conflitto con la visione laica della Natura.

Con l’avvento del Cristianesimo, l’etica si incentrò completamente nel rapporto interumano secondo l’insegnamento evangelico. Il rapporto Uomo – Natura risultò inevitabilmente fuori da questo ambito. Contrariamente ad altre culture, in particolare a quelle orientali, nelle religioni monoteiste che hanno radice comune nella Bibbia, il rapporto fra l’Uomo gli altri esseri viventi, non comincia proprio molto bene… Leggendo la Genesi (Versi  1,28):

“Riempite la Terra, soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni vivente che striscia sulla terra“

Un comando divino che parve legittimare ogni tipo di sfruttamento sugli animali. Concetto molto lontano dalla nostra attuale sensibilità, ma che ebbe una grande influenza nella cultura italiana ed europea in generale. Questa opinione fu definitivamente consolidata dalla visione cosmologica tolemaica, adottata ufficialmente dalla Chiesa perché ritenuta conforme al testo letterale biblico. Tale concezione della centralità della Terra nell’Universo comportò necessariamente il concetto di antropocentrismo cosmico e, quindi, il primato dell’uomo in esso. Questa visione, in quanto ufficiale della Chiesa, fu accettata acriticamente nei secoli come vera e “sacra”. L’ammirazione e la “deificazione” della Natura, vennero ritenute retaggio pagano. Anzi, sempre più la Natura venne pensata come serbatoio di forze oscure e diaboliche.

Con la meravigliosa eccezione, all’inizio del tredicesimo secolo, di San Francesco d’Assisi. Per Francesco, la Natura è, invece, emanazione dell’Amore di Dio. L’uomo partecipa a questo amore universale amandola. La Natura diviene, così, sorella dell’uomo in Dio. La Natura non è più corrotta dal peccato, né sede di sconosciute forze diaboliche. Il messaggio cristiano di amore va esteso a tutti i viventi. Fu questa la rivoluzionaria nuova etica di San Francesco che affermò:

“Gli uomini che escludono dal rifugio della compassione e della pietà una qualsiasi tra le creature di Dio, si comporteranno allo stesso modo con i propri simili”.

Questo concetto, già espresso dalla Scuola Pitagorica, venne inserito, con coerenza, per la prima volta, nell’etica cristiana. In nome dell’Amore, persino la Terra, il Sole e la Luna erano da considerare fratelli. San Francesco, mise in relazione il rispetto verso tutti i viventi con il rispetto fra gli uomini. E, quindi, rispetto verso le diversità altrui, siano esse fisiche, culturali, o religiose. Si pensi al suo periglioso viaggio nei paesi mussulmani per portare un messaggio di pace al Sultano Al Malik al Kamil nel 1219. Illuminante anticipazione della moderna etica dell’incontro per attuare la Pace.

Il Messaggio di San Francesco rimase, però, relativamente isolato sia nell’ambiente religioso sia in quello letterario laico dei secoli successivi.

All’inizio del 1300, due rivoluzionarie figure si affacciarono nella realtà culturale italiana: Dante e Giotto.  Entrambi stravolsero le consolidate consuetudini culturali medioevali e prepararono i futuri sviluppi del linguaggio artistico del Rinascimento. Entrambi, attraverso la descrizione della Natura, espressero i propri sentimenti e la loro concezione del mondo e della società.

  • Dante nella “Divina Commedia” iniziò l’introspezione psicologica attraverso un ” Itinerarium mentis” metaforico, un viaggio immaginario e allegorico, attraverso i tre regni ultraterreni della visione medioevale della fede Cristiana. Le immagini poetiche sono di grande efficacia, quasi sempre come metafora dei sentimenti del poeta o in forma di similitudine o di allegoria di principi morali. Non esiste, però, come in San Francesco, un’etica del rapporto Uomo –Natura. L’etica, pur massicciamente presente, è sempre riferita ai rapporti interumani e sociali.
  • Giotto, nell’arte della pittura, riportò la naturalezza dei sentimenti umani e il realismo degli ambienti dipingendo paesaggi e animali non più allegorici o simbolici. Si allontanò progressivamente dai modelli bizantini che ne avevano fatto solo stereotipati riferimenti. I suoi personaggi persero la fissità ieratica medievale. Il paesaggio partecipava e rispecchiava le emozioni umane: vario e lieto nella quotidianità, essenziale e spoglio nei momenti drammatici.

E’ l’inizio embrionale di una nuova era della storia dell’arte.

Un secolo dopo, anche nella poesia del Petrarca, la descrizione del paesaggio naturale divenne specchio concreto dei sentimenti del poeta, (si pensi alla poesia “Chiare, fresche dolci acque” ispirata concretamente all’amore per Laura), o divenne occasione di introspezione, come nella descrizione della sua ascensione al Mont Ventoux.

Nel Rinascimento si mise definitivamente in discussione la visione religiosa che aveva influenzato la cultura del medioevo e si rivalutò la classicità come modello della naturalità dell’uomo e dei suoi valori terreni. In questa nuova visione, gli autori classici vennero reinterpretati e non pedestremente seguiti nella rigida obbedienza dell’ipse dixit. La conoscenza della Natura poteva avvenire solo liberandosi dal principio d’autorità, tanto da quello laico quanto da quello religioso, in autonomia di pensiero e di sperimentazione. Per non essere, come disse Leonardo da Vinci:

<< uomini  trombetti e recitatori delle opere altrui »

L’uomo volle conoscere i segreti della Natura scientificamente e, quando ciò non era possibile, anche ricorrendo alla magia intesa come chiave per aprire lo scrigno di leggi ancora nascoste all’uomo.

Nella seconda metà del ‘500, però, gli ideali rinascimentali vacillarono o vennero confutati. La contrapposizione fra protestanti e cattolici determinò una radicalizzazione religiosa e ideologica che trovò la sua più importante espressione nel Concilio di Trento. Il Concilio, oltre a sancire una riforma morale e disciplinare dei sacerdoti, proclamò la Chiesa unica interprete delle Sacre Scritture. Ne fecero le spese pensatori come Giordano Bruno e Galileo Galilei che, aderendo alla concezione copernicana eliocentrica, si trovarono in contrasto con quella geocentrica tolemaica ufficiale della Chiesa.

In particolare, Giordano Bruno ritornò al modello letterario di Lucrezio: natura, scienza, etica e letteratura insieme. Il suo linguaggio (anche se in forma di prosa), è ricco di suggestive immagini poetiche. La sua visione del mondo è quella di una teofania immanente attraverso l’”Anima mundi” che impregna l’Universo. La terra, non solo non è al suo centro, ma gli Universi possono, persino, essere infiniti. Nessuna creatura è privilegiata. Questa visione comporta un messaggio etico: in natura, tutti gli esseri viventi sono uguali, compreso l’uomo. Il suo messaggio, non inserito nel contesto dell’ortodossia religiosa, fu rivoluzionario e difforme dall’ideologia antropocentrica ufficiale. Giordano Bruno non ritrattò queste idee fino al suo sacrificio finale sul Rogo in Piazza dei Fiori a Roma.

In conformità con la religiosità rigida e oscura della Controriforma, questa cupa atmosfera continuò nel Seicento. Anche perché, in Italia, come nel resto d’Europa, si accentuò il fenomeno dell’urbanizzazione; le grosse città divennero sede di disordini e di violenze, vi scoppiarono spaventose epidemie di peste che vennero interpretate come castigo di Dio. Nei versi dei poeti, alle tragiche prospettive della morte, si contrappose una fuga dalla realtà, un reattivo caotico trionfo di immagini, di suoni,  di metafore, di involute e complesse  ricerche formali, di fugaci sensazioni. (B. Dotti, G. Chiabrera, ecc.). Il poeta reagì, con barocca sovrabbondanza di parole, di suoni, di personaggi mitici, di fiori, di animali. La Natura era presente attraverso stupefacenti analogie con un virtuosismo poetico formale che dilatava e moltiplicava gli aspetti della scrittura. Prudentemente, i temi etici non vennero affrontati. La Natura fu solo un’ispiratrice superficiale di questa multiforme creazione letteraria.

In questo clima, alla fine del secolo e per tutto il settecento, si formò, in Italia, un particolare gruppo culturale, quello dell’Accademia dell’Arcadia, fondato da quei letterati che, contrapponendosi al “cattivo gusto” barocco, idearono uno stile espressivo che si rifaceva alla semplicità pastorale delle Bucoliche Virgiliane per restituire alle forme della letteratura l’eleganza e la sobrietà smarrite. Anche i loro scritti rimasero, però, confinati in una concezione manieristica e superficiale della poesia. Così, la cultura letteraria italiana si chiuse in se stessa e andò sempre più separandosi dalla razionalità illuminista che si stava affermando, in quegli stessi anni, in Europa. Questa chiusura e questo suo sguardo rivolto sempre ai classici influenzò per molto tempo la Poesia italiana.

In seguito, i tragici fatti della Rivoluzione Francese e poi la delusione per l’esito delle vicende Napoleoniche, crearono una frattura ancora più netta fra questo mondo culturale estetizzante e le nuove realtà politiche e sociali. In alcuni poeti, pur di ispirazione neoclassica come il Foscolo, si evidenziarono, però, i primi semi del Romanticismo. I riferimenti poetici alla Natura si intrecciarono con l’amore e l’impegno politico come passione, come “forte sentire”. In generale, nei poeti romantici i riferimenti alla Natura furono rapsodici, appunto perché prevalsero le emozioni individuali quali il sentimento amoroso, l’inquietudine, la malinconia, oppure le passioni originate dall’impegno patriottico, o dal desiderio di libertà. In generale, la poesia diventò fonte di introspezione, di analisi degli stati d’animo che, pur essendo sofferti individualmente dal poeta, erano universali. L’inquietudine generata dal contrasto tra reale e ideale, tra finito e infinito fu uno dei temi ricorrenti. La Natura, ancora una volta, divenne specchio di questi stati d’animo tormentati. Nel più grande poeta italiano di quel periodo Leopardi, la Natura divenne, invece, protagonista di molte poesie e di molte riflessioni.  Una Natura ispiratrice e madre, ma anche matrigna perché con i suoi vincoli e con le sue ferree leggi, non manteneva le promesse di felicità intravviste nell’infanzia e ostacolava l’anelito alla libertà dell’individuo. In ogni caso, anche in Leopardi, il rapporto rimase sempre ristretto fra Natura e poeta e non si allargò a una visione globale ed ecologica.

Dopo il Romanticismo, in Italia, come nel resto d’Europa, nacquero correnti poetiche che portarono all’esasperazione l’individualismo come, ad esempio, il decadentismo, la scapigliatura, i poeti maledetti, ecc.. Forme artistiche, definite “avanguardie”, che sperimentarono una netta rottura con gli schemi artistici del passato e rivalutano l’inconscio (Freud) e l’irrazionale. Tutte correnti che tralascio in questo articolo perché non portarono avanti, in modo evidente, il discorso del rapporto fra Poesia, Natura ed Etica.

Negli Stati Uniti, invece, fra la fine dell’Ottocento e il Novecento, ci fu una importante corrente letteraria, quella dei Nature Writers. Erano autori con il culto della wilderness (ambienti non contaminati da manufatti umani), che scrissero, in prima persona, saggi in prosa che contenevano le loro osservazioni scientifiche accompagnate da riflessioni filosofiche sulla Natura spesso influenzate dalla Naturphilosophie tedesca. Questo importante filone della Letteratura verde americana, che si occupò anche di gestione dell’ambiente promuovendo la creazione dei primi Parchi Naturali, non ebbe una particolare influenza in Italia. Gli eventi bellici e il periodo fascista produssero un’autarchia culturale e limitarono l’interesse letterario sulla Natura al ripetitivo studio dei classici. In quel periodo, solo Elio Vittorini tentò di aprirsi alla cultura d’oltreoceano e alla sua vitalità innovativa con il libro “Americana” che, pesantemente censurato, non ebbe una particolare eco culturale.

Solo dopo la metà del secolo scorso Italo Calvino, riavviò questo interesse letterario prevalentemente attraverso la via del racconto fantastico e visionario. Più recentemente, Zanzotto, tornò alla poetica della Natura con la particolarità che, nei suoi versi, la descrizione del suo amato paesaggio locale equivale alla descrizione di una perfetta opera d’arte pittorica. Perciò la sua l’invettiva contro gli scempi che l’umanità infligge alla Natura appare prevalentemente motivata dal disturbo estetico arrecato dalla cupidigia e dalla caduta morale dell’uomo moderno.

Sono stati però i lavori di Serenella Iovino e di Anna Re a mettere, finalmente, in collegamento la cultura italiana con i nuovi importanti movimenti letterari che si stavano affermando nei paesi anglofoni. La Iovino, con libri di eco-critica e di filosofia morale, con articoli pubblicati nelle riviste più importanti, a livello mondiale, di eco letteratura (Asle, Easle, ecc.) e con contatti con i più influenti esponenti di questi movimenti, come Scott Slovic e Cheryll Glotfelty.  Anna Re, con una antologia, in inglese, pubblicata con Patrick Barron “Italian Environmental Literature” e, in italiano, con il libro “Americana Verde” dove sono raccolte le più significative pagine di autori americani di letteratura ambientale a partire dai classici Nature writers americani (H. D. Thoreau, J Burroughs, J Muir , ecc.) fino agli scrittori ambientalisti più recenti come la Rachel Carson, Aldo Leopold.

In questo contesto culturale, decisi di partecipare a tale nuovo genere letterario che sentivo particolarmente vicino alla mia formazione professionale alla mia sensibilità. In particolare, al genere dell’Ecopoetry. Perciò, nel 2005, scrissi, con alcuni altri artisti, il Manifesto Italiano di Ecopoesia che, tenendo conto della peculiarità culturale italiana, enunciava le linee guida di questo nuovo progetto di espressione poetica.

La rappresentazione dell’ecopoeta secondo il Manifesto

L’eco-poeta non è il poeta bucolico dell’Arcadia, ma è colui che canta della Natura oltre alla sua bellezza, anche i problemi che l’affliggono. L’animale torturato, l’albero secolare tagliato, l’intera Terra parlano direttamente attraverso i suoi versi e trasmettono i loro messaggi di allarme o di dolore. Il Poeta diventa il “portavoce” della Natura. L’Ecopoeta è, perciò, il legame fra la comunità umana e il mondo naturale, è colui che, invece di tormentarsi sul suo travagliato “ego”, si apre al mondo e agli altri viventi ed entra in empatia con loro. In definitiva, capisce che il destino della Terra è anche il suo destino.

  1. Quali fattori hanno dunque favorito la nascita dell’Ecopoesia?

La consapevolezza dell’attuale grave crisi ambientale e la definitiva affermazione del biocentrismo confortato da una serie di prove scientifiche inconfutabili sulla nostra evoluzione e sulla certezza che tutti i viventi hanno un comune DNA e una comune fisiologia del dolore. E’ da queste nuove certezze scientifiche, e non più solo dalle citate motivazioni religiose francescane, che nasce una nuova relazione con la Natura basata sulla parità (homo unus inter pares). Abbiamo capito che un animale torturato soffre proprio come noi. Abbiamo imparato a considerare gli animali che vivono nelle nostre case, come parte della nostra famiglia. Non è quindi lontana l’idea che tutti gli animali debbano avere dei diritti, facendo parte, con noi, di un’unica entità dei viventi sulla Terra. Inoltre, le affascinanti immagini che provengono dallo Spazio ci suggeriscono una nuova visione prospettica del nostro pianeta e ci rendono consapevoli del piccolo posto che occupiamo nell’Universo e, quindi, ci confermano che la nostra presenza sulla Terra non è privilegiata. Infine, l’attuale conoscenza della crisi ambientale globale ci avverte che siamo proprio noi, e solo noi, gli agenti di distruzione o di protezione della nostra casa comune, la Terra. L’uomo diventa consapevole della sua responsabilità nei confronti del suo fragile pianeta e, da questa consapevolezza di responsabilità, nasce nuovo tipo di relazione etica; non più solo fra uomo e uomo, ma anche fra uomo e Natura.  Enfatizzare questa consapevolezza è uno dei temi ricorrenti dell’Ecopoesia.

  1. Con che tipo di linguaggio comunica l’ecopoeta?

Con un linguaggio semplice, umile, come quello degli oppressi che parlano attraverso di lui. L’Ecopoesia, dovendo esprimere i valori del nostro tempo, deve anche saperli comunicare nel mondo globale e aprirsi alle diverse culture. In definitiva, deve essere accessibile a tutti e facilmente traducibile nelle varie lingue, perché quello dell’etica ambientale è un tema che riguarda l’intero pianeta.

  1. Ha un ruolo l’ Ecopoesia?

Sì, perché con la potenza delle sue suggestioni poetiche può risvegliare le coscienze e prepararle a condividere emozioni collettive e, quindi, a realizzare le buone pratiche utili alla soluzione dei problemi. Com’è noto gli ecologisti sanno descrivere mediante dettagliate analisi l’attuale crisi ambientale, talora prospettando persino futuri apocalittici. Sanno anche suggerire gravose soluzioni per rimediarvi. Ciononostante, azioni concrete per porre rimedio a tale situazione, vengono difficilmente attuate. Le scienze ambientali, da sole, non riusciranno a costringere l’umanità a proteggere la Natura. La proteggeremo solo se avremo imparato ad amarla. La Poesia può aiutarci a farlo. Perciò, seguendo l’esempio di Lucrezio, l’ecopoeta parla con un linguaggio emotional (quello ricordato anche da James Hillman ) usando l’evocativo potere delle immagini, dei suoni, delle metafore.

Il pregiudizio culturale del secolo scorso che stabiliva una netta separazione tra ragione e creazione artistica (pensiero bipolare), oggi non ha più ragion d’essere, anche in considerazione delle nuove conoscenze della fisiologia del “cervello creativo”, che è quello dotato di più sinapsi, sia fra i due emisferi, sia fra corteccia (centro razionale) e amigdala (centro emozionale).

Secondo la poetessa canadese Di Brandt la separazione fra queste due entità ha creato un conflitto nella capacità comunicativa che si può superare con il “reparative thinking“, cioè una comunione fra pensiero razionale e sentimento capace di coinvolgere razionalità ed emozioni e di produrre un’espressione artistica multidimensionale più vicina alla formazione culturale dei nostri giorni.

  1. In conclusione, perché Poesia ed Ecologia?

Perché emozione e ragione devono metterci di fronte alle nostre responsabilità e devono muoverci, tutti uniti, ad azioni sostenibili.  Commuoverci per muoverci a proteggere un ambiente naturale che renda possibile la nostra vita insieme a quella degli altri viventi. Questa nuova etica nei confronti dell’Ecosfera e l’etica della Pace -di cui c’è gran bisogno-, hanno una comune radice: l’educazione al rispetto. Per farla emergere presso le nuove generazioni, un particolare tipo di educazione e di formazione di lungo periodo può dare risultati positivi. Per preparazione professionale, da una decina d’anni, mi dedico a questo tipo di attività perché ritengo che l’Etica ambientale possa essere propedeutica all’Etica della Pace. E sono convinta che L’Ecopoesia credo che sia uno dei mezzi disponibili.

Sandor Pétofi (1848), il più importante poeta ungherese, scrisse: Se non sai far altro che cantare i tuoi dolori e le tue gioie, butta pure via la sacra lira del Poeta. Più recentemente Italo Calvino, riferendosi alla valenza sociale della letteratura, scrisse: “La letteratura è necessaria prima di tutto quando dà voce a chi non ha voce”. Ispirandomi a questi principi, scrivo ecopoesie in un sito web (in italiano e in inglese):

http://www.ecopoems.altervista.org

e, recentemente, ho scritto un libro che ha proprio per sottotitolo: “Per dar voce alla Natura che non ha voce”. Il libro si intitola: “La Felina Commedia di Mozòt“, (in inglese “The feline Comedy by Mozot“).

Pensando al futuro, ho scelto di rivolgermi ai giovani. Infatti, il libro è’ un romanzo di formazione sul tipo del “Bildungs-roman” e ha per obiettivo quello di educare i giovani a essere “difensori” della Natura.  Una “Bildung” intesa come realizzazione del sé simile a quella prevista dalla Naturphilosophie romantica, ma rivisitata ed estesa alla realtà attuale, cioè arricchita di una nuova etica, quella del rispetto dei diritti degli altri viventi e della presa di coscienza della nostra responsabilità nei confronti dell’intero pianeta. Insomma, formazione e non solo informazione ambientale. Questa nuova eco-pedagogia dovrebbe generare uno sviluppo creativo individuale basato sulla cultura ecologica, ma orientato all’azione, alla comunicazione, alla ricerca, alla creazione artistica di ogni genere.

Una formazione che tenga anche conto delle rivoluzionarie idee della Deep Ecologie, ma che fornisca ad ogni individuo gli strumenti per rielaborarla all’interno della sua personale visione e, verso l’esterno, nel contesto di situazioni sociali, culturali, o politiche a tutt’oggi non così radicali.

Risulta evidente a chi è abituato a analizzare lo svolgimento di un percorso narrativo, che nel romanzo il processo  formativo è celato nelle metafore, nelle trame avventurose e nella scelta dei personaggi. Il genere letterario è quello preferito dai ragazzi (il genere  fantasy), la leva affettiva usata è quella della loro percezione della mancanza di affetto degli adulti nei loro confronti e, per contrapposizione, quella della disponibilità affettiva dei loro compagni, e soprattutto dei loro pets. Ecco perché, nel libro i genitori sono narrati come dolorosa assenza, mentre gli amici e soprattutto gli animali come affettuosa e continua presenza.

Viene suggerita ai giovani una “mission” importante: diventare “Voce della Natura” per testimoniare i diritti di tutti gli esseri viventi che non hanno voce. Un percorso di speranza e di ottimismo per giovani in crisi adolescenziale e privi di ideali: Insomma, un libro che vuole essere un esperimento particolare di ecopedagogia. Per questo motivo ne ho fatto anche una edizione per le scuole sia in italiano che in inglese.

In questo articolo, mi sono rivolta al passato per descrivere il contesto storico e culturale da cui nasce in Italia l’Ecopoesia e, al futuro, nella speranza di un radicale cambiamento di mentalità presso le nuove generazioni. La mia attività letteraria ha tale obiettivo perché ritengo che nell’attuale complessa crisi globale, sia doveroso impegnarsi in prima persona secondo le individuali potenzialità culturali di ognuno.

Man-Nature relations in secular and religious European culture

The relationship of Western literature with Nature has always been influenced by two main – and often conflicting – cultural approaches: one having roots in secular philosophy, the other in Christian doctrine.

In this paper the author, M. Ivana Trevisani Bach, analyses this theme through an extensive, in-depth historical and literary digression across the various periods of Western culture. She starts with Greek philosopher Democritus’ ontological concept of Nature, and with two Latin poets of the Epicurean school: Lucretius (De rerum natura), and Virgil (Bucolics); then touches on Renaissance authors; on Giordano Bruno; on Arcadia poets and the Romantics; and finishes with American “Nature Writers”.

As far as religious roots are concerned, after a brief referral to the numerous pagan deities  mentioned in Western classical literature she dwells on the cultural effects of Christianity and of subsequent internal religious disputes on Nature-related literary expression; and in particular, how St. Francis (Canticum Creatorum) impressed a revolutionary concept of equality and brotherhood on the relationship between all living creatures, as opposed to the totalitarian and exclusively anthropocentric vision of the Church, centred on its  relations with Man, and on inter-human and Man-God relations.

In the second part of her paper, Trevisani describes the characteristics of Ecopoetry in Italy, referring to the 2005 Manifesto of Italian Ecopoetry both in content and expressive forms. Finally she discusses its new ethical content, and suggests how this could constitute a meeting point between the two above-mentioned opposing cultural models. Long neglected and under-estimated, the common foundation is the ethic of Respect: Respect for other human beings, which can be extended to other beings – animals or plants – and more generally to our common home, planet Earth. This principle, already included in the secular illuminist philosophy of Tolerance, is also implicit in the Christian concept of Love, so aptly expressed by St. Francis. The breadth of such an ethic – of Tolerance towards Otherness, cultural, racial, or of species – inevitably embraces that of Peace.

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  • Lucrezio, De rerum natura. M. Esolen, trad. Baltimore, 1995, Univ. Johns Hopkins Pr.,
  • Moore Helen, Nature’s words, 2006, GreenSeer Books
  • Naess A., The Shallow and the Deep: A Summary’, 1973 trad. Talacchini nel 1998 per Etica della Terra, Vita e Pensiero, Milano
  • Re Anna  : Americana Verde, Edizioni Ambiente, 2009, Milano
  • Save Giulio: L’Ambiente, intreccio di trame, 2010, L’editrice Savona
  • Singer P. L’etica della globalizzazione. 2003 Einaudi, Torino
  • Slovic Scott, Seeking Awareness in American Nature Writing, 1992, Univ. of Utah Press, Salt Lake City
  • Sneider G.: The Practice of the wild.1990, North Point Press New York
  • Theophilo Marcia: IL cuore pulsante dell’Amazzonia, 2011, Darwin Ed., Roma
  • Trevisani M. I. Bach: “Ecopoesia” I poeti del LericiPea,  2011, Darwin Edizioni , Roma
  • Trevisani M.I. Bach: Ecopoesie nello Spazio–Tempo,  2005, Serarcangeli Editore, Roma
  • Trevisani M.I. Bach: La felina Commedia di Mozot, 2011 Edizioni “Ilmiolibro” Milano
  • Trevisani M.I.Bach: Ecopoesie e l’attuale crisi ambientale, In Limine 2008/3 Ed. Nuova Cultura, Roma
  • Virgilio Marone: Le Bucoliche, traduzione A. Cucchiarelli, 2012 Carocci Editore, Roma
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