Animali e Immaginario

Abstract

Nel mio intervento alla Conferenza di Apteba  2016 per la PET THERAPY  in Rapallo, metto in luce l’importanza formativa del rapporto fra gli adolescenti e gli animali immaginari che traggono origine dalla convivenza con i loro pets. Un Pet non è, infatti, un anacronistico personaggio fiabesco, né un eroe del videogioco, ma è una presenza costante dotata di uno straordinario appeal affettivo, emotivo e formativo. Tanto è vero che normalmente i ragazzi parlano con lui con naturalezza come se non esistesse nessuna barriera linguistica o di specie a dividerli.

Il gatto, in particolare, come coach immaginario è il pet ideale perché sembra già vivere in un modo magico, lontano da quello reale, in un mondo sereno, privo di difficili prove, con il quale l’adolescente può compiere, passo dopo passo, un attento cammino dentro e fuori di sé visitando luoghi, soprattutto dell’anima e della mente, con gradualità e in serenità.

Espongo questi concetti raccontando origine, motivazioni e finalità del mio romanzo”la Felina Commedia di Mozòt” in cui alcuni gatti reali e altri immaginari sono proprio i protagonisti di un tale straordinario rapporto con gli adolescenti.

Maria Ivana Trevisani Bach


 

Animali e immaginario

(Potere terapeutico dell’immaginario)

Evadere in sereni mondi fantastici mediante la lettura di un eco-romanzo “fantasy”:

 


La Felina commedia di Mozot:  

un eco-romanzo “fantasy” per adolescenti

 

 un aiuto  per superare il disagio creato dalle forti emozioni dell’adolescenza evadendo in sereni mondi fantastici.

 

Qualè l’età dell’immaginario e della fantasia? Quale l’età delle più forti emozioni? Certamente l’adolescenza.

Già Giovan Battista Vico, nel suo libro “Scienza nuova”, più di duecento anni prima che le idee evoluzionistiche darwiniane influenzassero anche le scienze umane, affermava:

“ «Gli uomini prima sentono senza avvertire; dappoi avvertiscono con animo perturbato e commosso, finalmente riflettono con mente pura»(Giambattista Vico Scienza Nuova, 3a ediz. Degnità LIII)

Mi piace partire da questo presupposto culturale per stabilire un affascinante parallelismo fra tale andamento evolutivo dell’antropologia storica e quello della formazione psicologica del singolo individuo. Come si fa in Biologia quando l’ontogenesi del feto si studia parallelamente alla filogenesi della sua specie.

Rifacendomi a queste considerazioni di base, ho pensato di scrivere un romanzo per gli adolescenti che tenesse in considerazione proprio alcune peculiarità della loro psiche: il disagio creato dalle forti emozioni e la tendenza a superarle evadendo in sereni mondi fantastici.

Insomma, ho pensato di scrivere -come si dice oggi- un romanzo “fantasy”. Per entrare più facilmente nell’immaginario degli adolescenti, percorrendo con loro le imprevedibili vie dell’intuizione e della fantasia. Ma può un romanzo essere di supporto a un percorso di maturazione giovanile? A mio parere, sì.

Credo, infatti che, anche per noi adulti, alcuni libri abbiano contribuito a formare un’immagine definita della nostra personalità. Si trattava quasi sempre di libri che ci suggerivano particolari modelli di riferimento o che, anche indirettamente, proponevano ideali o comportamenti morali da seguire.

In ogni caso, i modelli proposti si riferivano sempre a rapporti inter-umani.

Nel romanzo “La Felina Commedia di Mozòt”, invece, la maturazione giovanile dei due ragazzi protagonisti e il superamento dei loro conflitti adolescenziali passano attraverso un approfondimento della conoscenza del loro rapporto con la Natura nel suo insieme.

A far da guida, e quindi da tramite, in questo innovativo percorso sono alcuni gatti umanizzati nell’aspetto e nel comportamento (come si usa nei film di animazione). Un gatto in particolare, Mozòt, un misterioso gatto un po’ magico, è l’affettuoso compagno dei due adolescenti protagonisti. Un amico che diventa il confidente delle loro fantasie. Il Virgilio di questa immaginaria Commedia felina.

Mozòt, come un moderno counselor, facendo leva sulle potenzialità dei due giovani e mettendoli alla prova attraverso straordinarie avventure vissute nei miti e nelle storie del passato, li aiuta a superare lo stato di disagio adolescenziale e a raggiungere quello di consapevolezza di sé e di serenità. Con lui essi compiono viaggi immaginari, sviluppano ed evolvono i loro sogni, incrementano la loro maturazione lungo percorsi mentali che si configurano come una vera e propria Pet Therapy dell’adolescenza.

Perché i due adolescenti protagonisti, trascurati da genitori troppo impegnati nel lavoro e nella carriera, vivono la loro solitudine affettiva con sofferenza e solo nel loro animale domestico riescono a trovare compagnia e tenerezza. Perché è sempre presente, sempre disponibile a seguirli nel mondo della fantasia. Persino apparentemente in grado di ascoltare le loro confidenze e di aiutarli a trovare percorsi di speranza e di ottimismo.

Un Pet non è, infatti, un anacronistico personaggio fiabesco, né un eroe del videogioco, ma è una presenza costante dotata di uno straordinario appeal affettivo, emotivo e formativo. Tanto è vero che i ragazzi parlano con lui con naturalezza come se non esistesse nessuna barriera linguistica o di specie a dividerli.

Il gatto come coach immaginario è il pet ideale perché sembra già vivere in un modo magico, lontano da quello reale, in un mondo sereno, privo di difficili prove, con il quale l’adolescente può compiere, passo dopo passo, un attento cammino dentro e fuori di sé visitando luoghi, soprattutto dell’anima e della mente con gradualità e in serenità.

Con l’aiuto di questi personaggi immaginari, un po’ uomini un po’ gatti, ho cercato di veicolare ai nostri ragazzi, sempre più uniformati da una istruzione omologata e modesta, spunti culturali di buon livello in grado di sviluppare il loro senso critico e la loro capacità di comprendere il mondo di oggi. Nel romanzo, infatti, sono presenti molti riferimenti alla cultura europea e a quella mondiale, camuffati in simboli o in metafore e alleggeriti da avventurosi o divertenti episodi. Il racconto diventa perciò un brillante escamotage per associare fantasia, divertimento ed ecologia e far entrare i giovani nelle problematiche dell’attuale crisi ambientale senza dover far leggere loro noiosi libri sul tema.

Il viaggio immaginario diventa un piacevole percorso iniziatico nel quale imparare a essere consapevoli dei sentimenti, ad apprezzare risorse importanti come l’amicizia e la solidarietà, ma anche ad affrontare temi difficili come la depressione e l’angoscia proponendo strumenti, anche fantastici per riconoscerla e affrontarla.

Un meraviglioso viaggio che ripercorre le tappe della superstizione, del Mito, delle Arti e del Pensiero umano nel corso della Storia e che termina in un “Paradiso felino” dove, novello Virgilio, il gatto del filosofo Giordano Bruno, fa da guida ai ragazzi e insegna loro a diventare “Voce della Natura” per testimoniare i diritti di tutti gli esseri viventi che non hanno voce e trasmettere l’invocazione di soccorso della nostra Terra corrotta dall’inquinamento.

Una nuova prospettiva della realtà e una straordinaria “mission” per giovani privi di ideali. Una meta attiva, un traguardo, che facendo comprendere ai due ragazzi il loro ruolo di responsabilità e la loro giusta posizione nel contesto dei viventi, darà loro la consapevolezza di essere parte attiva, e forse finale, nel processo evolutivo della vita sul pianeta Terra. Per compiere il passaggio dalle tenebre dell’ignoranza e della superstizione alla luce della ragione.

Citando Hillman che dice: “ l’anima più che una sostanza in sé è una visuale sulle cose” è possibile affermare che, attraverso questa lettura, il giovane potrà iniziare a crearsi alcuni modelli di riferimento di quella che sarà la sua “anima” di adulto.

Tornando alla riflessione iniziale, questo viaggio dei ragazzi nell’iperuranio felino, è il percorso dello sviluppo del pensiero umano e della trasformazione del rapporto dell’uomo con la Natura. Quindi, un’evoluzione sul tipo di quella suggerita dal Vico per la Storia, un’ascesa in grado di raggiungere un nuovo traguardo, una nuova etica. Un’etica di relazione non più solo fra uomo e uomo, ma anche fra uomo e tutti gli altri viventi. Non antropocentrica, ma biocentrica. Persino la Terra, intesa come nostra unica casa, diventa in questo contesto un nuovo soggetto di etica.

Perché, in definitiva, il nostro equilibrio emotivo e mentale dipende dall’equilibrio del nostro rapporto con la Natura. E i gatti sono le guide ideali per guidarci negli intricati intrecci di questo rapporto.

Maria Ivana Trevisani Bach

 

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